| Storia della Decima MAS | ||||||||
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La Xª[2] Flottiglia MAS, anche nota come Decima MAS, Xª MAS, 10ª Flottiglia MAS, o "la Decima", fu un'unità speciale della Regia Marina italiana, il cui nome è legato a numerose imprese belliche di assalto, incursione o guerra insidiosa.
Queste imprese, non sempre coronate dal successo soprattutto nella fase iniziale, comportarono molte perdite tra gli equipaggi come nel caso del fallito attacco a Malta ma, con l'affinarsi delle tecniche e l'esperienza, portarono a eclatanti successi come quello della baia di Suda (25-26 marzo 1941) o l'impresa di Alessandria del 19 dicembre 1941, che privò la Royal Navy nel Mediterraneo delle sue navi da battaglia per un lungo periodo. Con l'armistizio dell'8 settembre 1943 l'unità rimase in gran parte bloccata a La Spezia, dove con il medesimo nome si riorganizzò in un corpo franco, poi entrato nella Marina Nazionale Repubblicana. Gli elementi rimasti al sud, assieme a numerosi prigionieri rilasciati dai campi di concentramento alleati, riorganizzarono l'unità con il nuovo nome di "Mariassalto": tale unità della Regia Marina, comandata dal capitano di fregata Ernesto Forza e di base a Taranto, continuò le attività belliche agli ordini degli Alleati. Nel 1954 il gruppo fu ricostituito con il nome di Comsubin (Comando Subacqueo Incursori). Le origini: la prima guerra mondiale [modifica]Le prime unità operative risalgono alle fasi iniziali della prima guerra mondiale, quando il cantiere navale veneziano SVAN (acronimo per: Societa Veneziana Automobili Navali) fornì alla Regia Marina i suoi primi mezzi speciali denominati MAS, acronimo di Motobarca Armata SVAN. Le prime due unità, MAS 1 e MAS 2 furono completate nel giugno 1915[3]. La Regia Marina si era interessata ai motoscafi siluranti già a partire dal 1906[4], quando venne avviata la definizione di un progetto per una «barca torpediniera mossa da motore a scoppio», com'era definita all'epoca[5], capace di raggiungere una velocità massima di venti nodi e con una lunghezza di circa 15 metri[6], che rimase sulla carta fino al 1914. Lo scoppio della guerra diede nuovo impulso ed alla fine del 1914 la Regia Marina prendeva contatti con alcune ditte statunitensi vagliando contemporaneamente due progetti italiani[7], quello della Maccia Marchini e quello della SVAN, che porterà poi ai modelli di serie ordinati per la prima volta il 16 aprile 1915. Questi, successivamente vennero prodotti anche da altri cantieri come l'Isotta Fraschini e la FIAT, e l'acronimo MAS passò a significare Motobarca Armata Silurante, e in seguito Motobarca si trasformò in Motoscafo. L'acronimo "MAS" fu sviluppato anche con altre definizioni, fra le quali, il motto Motum Animat Spes, e quella di Gabriele D'Annunzio, che vi fece aderire, come si legge nei suoi Taccuini, il motto Memento Audere Semper (ricordati di osare sempre). D'Annunzio, che fu nell'equipaggio dei tre MAS che effettuarono la Beffa di Buccari, ebbe sempre una particolare simpatia per il nascente gruppo degli incursori della Marina, e la sua influenza a livello politico gli consentì di propugnarne a più riprese il potenziamento. In ogni caso il vero merito alla prosecuzione delle imprese dei MAS e del loro sviluppo dal punto di vista tecnico è da attribuire all'allora capo di Stato Maggiore della Marina Paolo Emilio Thaon di Revel, che intuì da subito il potenziale offensivo dei MAS[6]. Al momento dell'armistizio di Villa Giusti le industrie italiane avevano dato alla luce 419 MAS, dei quali 244 entrarono in servizio prima dell'ottobre 1918[6]. Si trattava di motoscafi derivati dai natanti turistici, ai quali venivano applicati apparecchi per il lancio di siluri; imbarcazioni di questo tipo dovevano servire a moltiplicare la potenzialità offensiva navale non investendo in poche ma potentissime navi da guerra, come fatto fino ad allora, ma realizzando molti piccoli, agili ed economici natanti la cui funzione era quella di attaccare le navi nemiche come velocissimi "lanciasiluri", sfruttando l'effetto sorpresa. Il concetto si dimostrò efficace, e questi mezzi riportarono diversi successi, sotto il comando di Raffaele Rossetti e Raffaele Paolucci, fra i quali l'impresa di Pola. Oltre ai MAS, da cui derivò poi il nome del reparto, gli anni della prima guerra mondiale videro l'impiego di altri mezzi più vicini a quelli poi effettivamente impiegati nella seconda guerra mondiale, tra questi il barchino saltatore e la torpedine semovente[8]. Fra le incursioni più eclatanti vanno ricordate le imprese di Luigi Rizzo che nel dicembre del 1917 affondò a largo di Trieste la corazzata austriaca Wien e nel giugno del 1918 al largo di Premuda attaccò ed affondò la corazzata Santo Stefano. Si trattò dei due maggiori successi ottenuti dalla Regia Marina nella prima guerra mondiale. Il forzamento del Canale di Fasana [modifica]Data la continua inattività della flotta austro-ungarica nel mare Adriatico il Capo di Stato Maggiore Thaon di Revel continuò a pensare di colpire le navi nemiche direttamente dentro i loro porti. Una volta comunicate le sue intenzioni ai sottoposti, il capitano di vascello Morano Pignatti si fece avanti nell'estate 1916 con una proposta circa il siluramento di una nave nemica più volte individuata dai ricognitori nel Canale di Fasana, non lontano da Pola: una torpediniera avrebbe preso a rimorchio un MAS e da Venezia si sarebbe avvicinata all'obiettivo contribuendo in seguito ad abbassare le ostruzioni che impedivano l'accesso al canale; una volta fatto questo il MAS sarebbe dovuto entrare nel varco per affondare l'imbarcazione nemica, quindi avrebbe dovuto far ritorno alla "nave-madre" che, con la protezione di un cacciatorpediniere, si sarebbe subito diretta alla città di partenza[9]. L'idea venne approvata da Thaon di Revel e subito iniziarono i preparativi in vista della missione. Il MAS 20 venne dotato di nuovi e più silenziosi motori elettrici, mentre nella torpediniera venne installato un meccanismo capace di abbassare le reti di ostruzione poste all'ingresso del canale mediante due grandi pesi fissati vicino alla prua. Nella notte tra l'1 ed il 2 novembre il cacciatorpediniere Zeffiro, la torpediniera e il MAS 20 (comandati rispettivamente da Costanzo Ciano, Domenico Cavagnari e Ildebrando Goiran[10]) erano pronti a salpare comandati da Pignatti, che aveva preso posizione nello Zeffiro. Nonostante Pola fosse l'unica grande base dell'Adriatico, nonché centro del Comando Marina, la flotta austro-ungarica non abbandonò le sue posizioni neanche per tentare un'azione vendicativa[12]. Già dopo un anno dall'entrata in guerra la Marina italiana era riuscita a paralizzare la controparte nemica, costretta alla fonda nei suoi porti per timore di perdere le proprie navi. L'affondamento della corazzata Wien [modifica]
Frammento della prua della Wien recuperato dopo la prima guerra mondiale ed ora esposto al Museo storico navale di Venezia
Nell'agosto 1917 la marina austro-ungarica dislocò due corazzate, la Wien e la Budapest, nel porto di Trieste per appoggiare dalla costa, se necessario, l'Imperial regio Esercito nella sua avanzata in territorio italiano. Il 9 dicembre il gruppo di natanti italiani salpò da Venezia alle ore 17:00 raggiungendo verso le 22:45 il punto stabilito per il rilascio dei MAS (portati fin qui a rimorchio dalle torpediniere)[14]. Il MAS 9, pilotato da Luigi Rizzo, e il 13, guidato dal sottufficiale Andrea Ferrarini, navigarono silenziosamente fino alle ostruzioni che impedivano l'accesso al porto recidendo le funi metalliche grazie ad una cesoia, quindi entrarono nel vallone di Muggia in cerca delle corazzate da affondare. Una volta individuate i due comandanti si divisero ed alle ore 2:32 vennero lanciati i siluri, seguiti poco dopo da quattro esplosioni: due provenienti dalla Wien dovute al MAS di Rizzo, e due da una banchina vicina alla Budapest, mancata di poco da Ferrarini[15]. La Wien ora giaceva a 15 metri sotto il livello del mare[16], ma stavolta, diversamente che dopo l'attacco al Canale di Fasana, la marina austro-ungarica tentò un'azione di forza bombardando due volte Cortellazzo, senza procedere in ulteriori manovre. La beffa di Buccari [modifica]
Il primo forzamento di Pola [modifica]La guerra vide anche impiegati i nuovi barchini saltatori, o meglio uno di essi, soprannominato Grillo una volta uscito dalle fabbriche SVAN. L'obiettivo designato era la più difesa base della k.u.k. Kriegsmarine, cioè quella di Pola. Il 9 marzo 1918 si tentò una sortita con quattro barchini, altrettante torpediniere e numerose unità di scorta, ma la formazione risultò troppo vistosa ed un analogo tentativo con due navi in meno non ebbe seguito perché arrivò tardi alla meta, sorte seguita da un'altra spedizione il 13 aprile 1918[17]. I tre membri dell'equipaggio (l'altro era il capo silurista Antonio Milani) vennero presi prigionieri e condotti alla base navale dove furono medicati. Terminata la guerra sarebbero tutti tornati in Italia. L'affondamento della Szent István e della Viribus Unitis [modifica]
Missioni svolte nella prima guerra mondiale [modifica]Le tonnellate sotto specificate sono tonnellate di stazza, quindi unità di volume, e non di peso.[19]
A queste missioni se ne devono aggiungere altre, di minore portata, che avevano vari obiettivi come l'attacco a forze navali, posa di mine e scorta di convogli. Tra le due guerre mondiali: formazione della 1ª Flottiglia MAS [modifica]
I componenti della 1ª Flottiglia MAS nel 1939. Da sinistra a destra sottotenente di vascello Luigi Durand de la Penne (Medaglia d'Oro), capitano (GN) Teseo Tesei (Medaglia d'Oro), capitano Bruno Falcomatà (Medaglia d'Oro), c.f. Paolo Aloisi (Medaglia d'Argento), tenente (GN) Gian Gastone Bertozzi (Medaglia d'Argento), tenente di vascello Gino Birindelli (Medaglia d'Oro), capitano (AN) Gustavo Maria Stefanini, guardiamarina Giulio Centurione.
SLC esposto al Museo Sacrario delle Bandiere, Roma
Negli anni dopo la fine della prima guerra mondiale la Marina non dedicò molta attenzione ai motoscafi d'assalto, data l'ormai affermata potenza italiana in ambito marittimo e visti i pacifici rapporti esistenti con Gran Bretagna e Francia, i principali "avversari" presenti nel Mediterraneo[20]. L'inizio del grande sviluppo dell'incursione subacquea risale però al 1935, quando la guerra d'Etiopia sconvolse gli equilibri politici fino a quel momento esistenti; è in quell'anno infatti che due ufficiali, Teseo Tesei ed Elios Toschi, iniziarono a mettere mano a un progetto che nei loro intenti doveva servire a colmare la disparità di mezzi tra la Regia Marina e la più potente forza navale dell'epoca, la Royal Navy, in quel periodo fortemente presente nel Mar Mediterraneo. Venne così costituita la 1ª Flottiglia MAS comandata dal capitano di fregata Paolo Aloisi, incaricata di organizzare i mezzi d'assalto della Marina, cosa che iniziò verso la fine dell'aprile 1939 in una tenuta della famiglia Salviati situata nei dintorni della foce del Serchio[21] Inoltre nel 1936, vennero realizzati i primi esemplari di barchini progettati da Aimone di Savoia-Aosta[22], comandante di GeneralMAS, dalla quale dipendevano sia la 1ª Flottiglia MAS che le motosiluranti. Il punto di partenza furono le versioni rinnovate dei MAS e i siluri. Nell'idea di Toschi e Tesei il siluro diventava un mezzo di incursione subacquea. Nacque così l'SLC (Siluro a Lenta Corsa): siluri elettrici in grado di trasportare due uomini oltre alla testa esplosiva sganciabile, che veniva fissata dai due operatori alla chiglia della nave nemica. Oltre ai MAS e SLC vennero sviluppati anche gli MTM (Motoscafi da Turismo Modificati): i barchini esplosivi. La ricerca venne interrotta con la fine della guerra d'Etiopia, per riprendere solo alla fine del 1939. Alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale la Marina decise di riprendere gli studi per l'impiego operativo del maiale e dei barchini. L'attività della flottiglia inizialmente fu tesa alla sperimentazione in segreto delle nuove armi della Marina; diventò quindi un'unità speciale, ad attività riservata. La seconda guerra mondiale: la Xª Flottiglia MAS [modifica]
Un orologio Radiomir Panerai con quadrante luminoso attraverso una miscela a base di Radio, per l'epoca materiale ad alta tecnologia, fornito alla Regia Marina per gli incursori.
Fu confermato l'utilizzo dei mezzi presenti nella 1ª Flottiglia, e fu riconosciuta formalmente la specialità degli uomini d'assalto o uomini gamma, sommozzatori in grado di nuotare fino a sotto le navi nemiche per collocarvi dell'esplosivo. I mezzi usati per trasportare queste testate esplosive, del peso di circa 300 kg, erano dei siluri modificati, appunto i Siluri a Lenta Corsa. Il reparto era ora comandato dal tenente di vascello Junio Valerio Borghese. Nel centro esisteva un Reparto tecnico-sperimentale, comandato dal tenente di vascello Angelo Belloni, per gli studi e le indagini sulle applicazioni di nuove attrezzature, che dovevano migliorare l'efficienza e la sicurezza di tutte le apparecchiature subacquee in dotazione alla flottiglia. Tra gli utilizzatori vi era il Gruppo Gamma, comandato dal tenente di vascello Eugenio Wolk; questo gruppo introdusse l'impiego di pinne e guanti palmati durante gli addestramenti alle future missioni[23]. Quanto ai motoscafi modificati, i barchini esplosivi, essi vennero inquadrati in una unità comandata da Giorgio Giobbe[24], che non venne inizialmente utilizzata perché queste imbarcazioni venivano considerate "mezzi di ripiego"[25]. I "barchini" avevano il loro rifugio alla Spezia e precisamente al "Balipedio[26] Cottrau", sulla via di Porto Venere[27]. Per il successo delle incursioni era necessario anche un equipaggiamento speciale, non solo dal punto di vista dei mezzi offensivi, ma anche dei dispositivi di navigazione (bussole) e degli accessori (profondimetri), e il tutto fu oggetto di un attento studio. Ma in primo piano veniva sempre la fortissima motivazione con la quale gli incursori andavano in azione, diretta contro il potenziale bellico piuttosto che contro gli uomini.
Gli esordi [modifica]
Il sommergibile Gondar in banchina alla Spezia; si notino a prua della falsatorre i due contenitori cilindrici destinati ad ospitare i Siluri a Lenta Corsa
Le prime azioni di attacco si conclusero con risultati poco incoraggianti, e a volte disastrosi; nella prima missione, destinata ad attaccare la rada di Alessandria d'Egitto, denominata G.A.1, il 22 agosto 1940 nel golfo di Bomba un sommergibile, l'Iride, che aveva caricato quattro SLC dalla motonave Calipso, e la motonave Monte Gargano, vennero affondati dagli inglesi con elevate perdite umane. Cinque marinai dell'Iride, silurato da uno Swordfish, vennero recuperati proprio da alcuni degli incursori presenti sulla Monte Gargano. La ricostruzione [modifica]Dopo questi costosi fallimenti in |
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